
Copertina di uno dei volumi del testo "Un ebreo marginale" di J.P. Meier
Tutti gli errori che si commettono sul Gesù Storico
Abbiamo già tracciato le linee guida su chi ha titolo per parlare del Gesù Storico. In sintesi, gli appassionati sono tenuti ad attenersi ai parametri seguiti dagli storici specialisti, ovvero quelli che vengono considerati nell'ambito del dibattito accademico. Coloro che seguono il metodo storico critico e parametri oggettivi.
Leggiamo certi commenti aberranti da parte di non specialisti, che hanno la presunzione di pontificare sul web. Da scrittori (in realtà pseudotali) a ragazzini che fanno video su YouTube. Il problema serio è che la persona comune dà spesso molto più credito a ciarlatani e impostori piuttosto che a uno studioso accademico.
In tanti si azzardano a dire la propria sul Gesù Storico, con visioni del tutto distorte. Scena muta se domandi loro chi sono J.P. Meier, Hurtado, Allison, Licona, Sanders, Bultmann, Lane Craig, Ehrman, oppure gli italiani Pesce, Boccaccini, Virgili, Fabro, etc...
Ecco alcune oscenità che si leggono.
"Gesù era un alieno e nella Bibbia si parla di Dei"
Il sottoscritto ha avuto modo di confrontarsi con alcuni insigni studiosi del Gesù Storico su questa "perla" del famigerato Mauro Biglino. La risposta? Quest'ultimo ha studiato alla celebre "Università della strada", non avendo alcun titolo. Chiunque abbia un'infarinatura di ebraico potrà appurare che la parola "elohim" è una sorta di plurale maiestatis (per semplificare), non riferendosi né a "Dei" né alla Trinità (si cadrebbe nell'errore opposto, quello commesso dai trinitaristi).
Qualcuno obietterà affermando "Sì, ma tu sei cristiano e Biglino fa paura". Fa paura, in realtà per l'ignoranza che trasmette. Basta leggere come queste strampalate teorie vengano demolite da Giuseppe Cuscito. Quest'ultimo è uno dei più importanti ebraisti in ambito italiano ed è agnostico. Rimando poi alle ottime confutazioni dello storico Gianluca Marletta.
"Gesù non è mai esistito"
Vi sono pseudostorici italiani e stranieri che mettono in forte dubbio l'esistenza di Gesù, magari identificandolo con altri Yeshua della Galilea o zone limitrofe. Tante, troppe fonti antiche, hanno dimostrato in maniera incontrovertibile l'esistenza. Su questo nessuno ha da obiettare in ambito accademico. Richard Carrier, il più noto sostenitore del "mito di Gesù", non ha alcuna credibilità in seno al dibattito accademico, essendo stato sconfessato anche dal non credente Bart Ehrman.
"Gesù non è morto sulla croce"
Qualcuno afferma che Gesù non sia mai stato crocifisso, ovvero che al posto suo sia stata messa una persona dalle fattezze estremamente simili. Il medievalista (quindi non storico del cristianesimo) Johannes Fried nel libro Nessuna morte sul Golgota parla della "morte apparente" e di una "fuga in Asia" per predicare in Oriente. Adriano Virgili spiega l'impossibilità di queste teorie.
"I Vangeli sono pieni di errori, quindi sono del tutto inaffidabili"
La tradizione midrashica è ben consolidata nell'epoca, ragion per cui i Vangeli appartengono a uno specifico genere letterario. Lo storico accademico, scevro da qualsiasi pregiudizio di sorta, riesce a delineare la figura storica di Gesù basandosi sulle fonti dell'epoca. Fonti che non si limitano ai Vangeli, ma che includono testi anche di autori non cristiani, in primis ebrei.
Il criterio dell'imbarazzo è uno dei tanti motivi che porta alla conclusione dell'affidabilità storica dei racconti evangelici, fermo restando la commistione con elementi midrashici. Lo stesso Rousseau non credeva affatto alla falsità dei Vangeli, affermando che "non è così che si inventa".
A ciò si aggiungono i criteri di attestazione multipla, discontinuità, continuità e conformità e di ragione sufficiente.
L'abilità dello storico del cristianesimo in ambito accademico, acquisita dopo anni e anni di studi, gli consente di sezionare gli elementi storici presenti nelle Scritture. Gli storici accademici di punta, quelli considerati in qualsiasi dibattito sul cristianesimo delle origini sul Gesù Storico, non sono vittima del bias cognitivo.
"La Resurrezione è un fatto storico"
Dagli eccessi ateistici passiamo a quelli fideistici. Va premesso che il fatto che l'impossibilità di stabilire da un punto di vista prettamente storico se la Resurrezione sia avvenuta o meno non rappresenta un elemento determinante per la fede cristiana. Si tratta di un elemento che afferisce solo ed esclusivamente alla sfera della fede. La storia ci consegna elementi che ci consentono di ritenere la Resurrezione "plausibile" e "ragionevole".
Se da un lato dai Vangeli si possono ben ricostruire tanti fatti realmente accaduti e, inoltre, pur considerando estremamente attendibile la questione della "tomba vuota" (data per incontrovertibile da molti studiosi), dall'altro lato la "Resurrezione" non può essere considerata un fatto storicamente provato.
J.P. Meier, probabilmente il più grande storico del Nuovo Testamento, ha affermato che la Resurrezione trascende i confini dello spazio-tempo, quindi non può essere storicamente provata.
All'assunto di questo paragrafo un teologo (non uno storico) potrà obiettare affermando che tutte le altre ipotesi alternative alla Resurrezione sono illogiche. La fallacia di queste ipotesi alternative (morte apparente, identificazione errata del Sepolcro, inesistenza di Gesù, etc) viene descritta nel dettaglio da Adriano Virgili nei suoi testi. Lo stesso autore afferma, tuttavia, che lo storico non può escludere alcuna di queste ipotesi seguendo il metodo storico-critico.
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