venerdì 14 luglio 2023

Il Cristianesimo NON condanna l'omosessualità

 Il Cristianesimo NON condanna l'omosessualità




Un'interpretazione fondamentalista della Bibbia può portare a pensare, in maniera del tutto distorta, che il Cristianesimo condanni l'omosessualità. Alla base dell'affermazione secondo cui la Bibbia esprime chiaramente "che l'omosessualità è proibita da Dio" figurano una scarsa erudizione biblica e un pregiudizio culturale.

Lo studio dell'interpretazione biblica prende il nome di ermeneutica e ci aiuta ad affrontare questo tipo di domande. L'ermeneutica consiste in ciò che facciamo quando esaminiamo un testo e ci chiediamo non solo "che cosa dice", ma "che cosa significa?". Nel chiedere "cosa dice la Bibbia sull'omosessualità" (o, meglio, "cosa dice la Bibbia sull'attrazione per una persona dello stesso sesso"), il nostro compito è quello di esplorare il significato dei passi biblici pertinenti sull'argomento nel loro contesto originale e il loro significato per noi oggi. In particolare, cerchiamo di stabilire se gli scrittori biblici stavano condannando pratiche specifiche legate alla sessualità nel mondo antico, o se stavano effettivamente condannando tutte le relazioni omosessuali di qualsiasi tipo per il resto del tempo.

Per molti evangelici e altri cristiani conservatori, il Cristianesimo condanna l'omosessualità. La loro interpretazione è che le relazioni omosessuali non sono in grado di rispecchiare l'intento creativo di Dio. Essi esprimo la convinzione di fondo che la differenziazione sessuale sia una parte indispensabile del matrimonio cristiano. Quest'ultimo punto è di enorme importanza, perché secondo il Nuovo Testamento il matrimonio è un simbolo primario dell'amore tra Cristo e la sua amata "sposa", la Chiesa... Per loro, le coppie dello stesso sesso (e i single, se è per questo) sono esclusi dalla partecipazione a questo simbolo sulla base della mancata realizzazione di una o più dimensioni di una categoria spesso vaga, definita "complementarità di genere".

Ricordate il Discorso della montagna? Fu fondamentale per spingere i primi cristiani a decidere di includere nella chiesa primitiva i gentili che non osservavano la legge dell'Antico Testamento (Atti 15:1-19). Ha gettato anche le basi delle argomentazioni cristiane che hanno messo fine alla schiavitù e ha sostenuto i movimenti per l'uguaglianza delle donne nel corso della storia della Chiesa.

Il Cristianesimo non approva mai l'oppressione. La sofferenza deve essere redentrice. La sofferenza redentrice non appoggia le forze oppressive, ma esprime sempre una opposizione contro di esse. Per questo e tanti altri motivi, i cristiani hanno la necessità morale di rivedere la loro interpretazione di ciò che la Bibbia dice a proposito del mondo LGBTQ+.

La quantità di dati culturali, storici e linguistici relativi al funzionamento della sessualità nelle culture degli autori biblici dimostra che ciò che veniva condannato nella Bibbia è molto diverso dalle relazioni omosessuali impegnate che conosciamo e vediamo oggi.

Le storie di Sodoma e Gomorra (Genesi 19) e della concubina del levita (Giudici 19) riguardano la violenza sessuale e lo stigma del Vicino Oriente antico verso la violazione dell'onore maschile. L'ingiunzione che "l'uomo non deve giacere con l'uomo" (Levitico 18:22, 20:13) è coerente con il contesto di una società preoccupata per la propria salute, per la continuazione della discendenza familiare e per il mantenimento della distinzione di Israele come nazione. Ogni volta che il Nuovo Testamento affronta l'argomento in un elenco di vizi (1 Corinzi 6:9, 1 Timoteo 1:10), è più che probabile che l'argomento riguardi lo sfruttamento sessuale di giovani uomini da parte di uomini più anziani, una pratica chiamata pederastia. Ciò che leggiamo nella lettera dell'apostolo Paolo ai Romani si inserisce in una più vasta accusa contro l'idolatria e la lussuria eccessiva ed egocentrica, dettata dal desiderio di "consumare" piuttosto che di amare e di servire.

Da Genesi 2, a Matteo 19, a Efesini 5, ciò che questi passaggi rendono esplicito (e che riecheggia in tutto il resto delle Scritture) è ciò che abbiamo menzionato prima: il matrimonio è sacro per i cristiani perché può rappresentare l'amore duraturo tra Cristo e la Chiesa. L'unione cristiana crea un'opportunità per vivere l'amore di Dio. 

Coloro che non sono sposati ma non sono LGBTQ+, come i single o le persone il cui coniuge è deceduto, sono accolti come cristiani. Il punto più importante è che il disegno di Dio per l'unione cristiana consiste nel riflettere l'amore più vero e più dolce che si possa conoscere, cioè l'amore autodonante, duraturo e liberatorio tra Dio e la creazione, reso possibile da Cristo. Tante coppie LGBTQ+ hanno vissuto e continuano a vivere oggi questo compito. Non c'è alcuna esclusione di sorta, tantomeno in "Sodoma e Gomorra". 

L'esegeta spiega che i passi delle Scritture vanno inoltre letti nel loro contesto storico. 2000 anni fa o poco meno non si aveva idea di cosa fosse la comunità LGBTQ+, ragion per cui come si può pensare a una condanna? Come ha sottolineato lo studioso del Nuovo Testamento Daniel Kirk, i cristiani di oggi farebbero bene, in base alla tradizione degli apostoli e alla nostra attuale testimonianza nel mondo, a riconoscere che Dio ha già chiaramente accolto le persone LGBTQ+ nella piena comunione, ed è ora responsabilità della Chiesa onorare semplicemente questa realtà e gioirne.

La posizione delle varie confessioni cristiane si sta ammorbidendo. Papa Francesco ha recentemente dichiarato "Chi sono io per giudicare gli omosessuali?". Oggi, molti ordini religiosi e alcuni vescovi prendono spesso decisioni autonome riguardo ai candidati omosessuali al seminario e al sacerdozio. E in molti casi queste persone sono accettate, appunto, al seminario e al sacerdozio. 

In conclusione, il Cristianesimo non condanna assolutamente l'omosessualità. Certe interpretazioni più fondamentaliste possono parlare di "peccato" per quanto riguarda l'atto, ma le persone della comunità LGBTQ+ non devono essere assolutamente emarginate da un'interpretazione fondamentalista e distorta della religione. A riguardo, basti pensare alla storia della signora Rosina e del figlio omosessuale Matteo, raccontata da Padre Maurizio Patriciello.

Ciò esula naturalmente dal discorso dei matrimoni omosessuali, che non afferiscono alla sfera di una discussione teologica. D'altronde il fondatore di Arcigay è stato un sacerdote cattolico, che ha benedetto in Chiesa le unioni omosessuali. La Chiesa di Scozia già sta celebrando matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nulla osta che ciò si allarghi ad altre chiese, magari alla Valdese a breve, poi alla Cattolica e, infine, a quelle più fondamentaliste.

martedì 11 luglio 2023

I deliri miticisti e di Carrier

I deliri miticisti e di Carrier



Chi è il miticista medio? È un personaggio che ha oggettivi problemi. Un complottista. Un terrapiattista frustrato pseudoalternativo.

Il miticista pende dalle labbra di Richard Carrier, improbabile pseudostorico che afferma che Gesù è un mito. Il miticista è quindi un goffo epigono di tal Carrier, personaggio la cui attendibilità è simile a quella di un Biglino, pur trattando i due di argomenti diversi. Il problema è che quando qualcuno interagisce in qualche modo, anche solo per confutarlo, lui lo usa come prova di legittimazione. Tipico comportamento del complottista.

Carrier fa uso del Teorema di Bayes per valutare la probabilità che si siano verificati eventi particolari all'epoca di Gesù. Ad esempio, pondera la possibilità che Gesù fosse un rabbino leggendario nell'ambito del miscuglio di rabbini leggendario e delle informazioni che abbiamo su tale miscuglio. Abbiamo idea del numero di rabbini leggendari e di chi fossero? Per nulla. Ecco perché il teorema di Bayes è inutilizzabile in questo ambito. I "priori" di Carrier sono le ipotesi più convenienti al suo bias cognitivo. Capovolge poi il Teorema di Bayes, capovolgendo clamorosamente la situazione, ergo dando degli incompetenti agli storici accademici degni di tal nome.

Il miticista ha una laurea in discipline classiche, magari filologia oppure antropologia. Non ha alcuna specializzazione sulla storia delle religioni. Non ha compiuto alcuno studio accademico in tal senso. Il suo pensiero è forgiato da idee, per così dire, "alternative". Idee rigettate in maniera strenua, netta e oggettiva nel dibattito accademico. Proprio come Carrier, il miticista attacca preventivamente per difendersi. Crea una storia tutta sua, rigettata dalle fonti storiche e da qualsiasi storico indipendentemente da provenienza o idee religiose. Il miticista però reputa sbagliatissime le conclusioni storiche dei veri esperti del settore. Un po' come il terrapiattista che contesta tutti gli studi consolidati di geodesia, pur di difendere la propria strampalata tesi.

Il miticista ha un gruppo Facebook e un blog. Un gruppo Facebook in cui offende random tutti gli studiosi accademici. Li definisce "folli apologeti", creando un imbarazzante mischione. Il "folle apologeta" può essere il cattolico ma anche l'agnostico. Ad ogni modo questa definizione corrisponde a quella di storico accademico che riporta fatti e dati consolidati sul cristianesimo.

Il miticista non solo non accetta i fatti, non solo li reputa ridicoli dal suo punto di vista complottista, ma offende e banna dai gruppi. In soldoni, il miticista è il nulla mischiato con il niente.

lunedì 10 luglio 2023

Obiezioni a Cinzia Sciuto di Micromega

 Obiezioni a Cinzia Sciuto di Micromega




Cinzia Sciuto è una scrittrice e redattrice della rivista Micromega. Atea militante, Cinzia ha pubblicato il volume «Non c’è fede che tenga». In un'intervista sul libro, ha scritto senza giri di parole "Dio è inutile e pericoloso".

Ripercorriamo alcuni punti salienti di quell'intervista, riportando le nostre obiezioni ad alcune affermazioni dell'autrice. Le critiche saranno effettuate solo ed esclusivamente nel merito. Si può attaccare l'idea, con fermezza e completezza di motivazioni, ma sempre con educazione e mai offendendo o denigrando la persona.

"Una filosofia che non si ponga limiti nella ricerca e nell’elaborazione non può essere compatibile con l’ipotesi di un Dio personale, buono, onnisciente e onnipotente, che interviene nelle vite degli esseri umani".

La pensavano in maniera opposta personaggi che hanno fatto la storia della filosofia. Già ai tempi di Aristetele, se si può così dire. Parliamo poi di Anselmo, Agostino, Tommaso, tra coloro che hanno presentato "prove" che, a distanza di svariati secoli, non sono state smontate. In particolare quelle dell'Aquinate, che hanno resistito alla grande alle confutazioni di Kant, tra l'altro uno che era tutt'altro che non credente. Pensiamo poi a Kierkegaard, Leibniz, Berkeley, Bonhoffer, Edith Stein, Wolf, etc. Il periodo contemporaneo ci consegna epistemologi come Lane Crage e Plantinga, due personaggi chiave nel dialogo tra credenti e non credenti.

"Io ribalterei la domanda: dimmi tu per quale motivo sei credente, dimmi quali prove hai dell’esistenza del tuo Dio. L’onere della prova spetta sempre a chi sostiene che esiste qualcosa la cui esistenza non è però universalmente riconosciuta perché non è esperibile da tutti sul piano fenomenologico".

Ne abbiamo ampiamente dibattuto qui. SPOILER: per onestà intellettuale, la questione dell'onere della prova non si pone, come spieghiamo, ragion per cui non la rigiriamo agli atei.

"Nel caso di Dio, il bisogno deriva da alcune predisposizioni caratteristiche degli esseri umani e oggi indagate dalle scienze cognitive. ’essere umano, a differenza degli altri animali, è consapevole di sé, della propria esistenza e anche della propria mortalità. La coscienza della propria finitezza è alla base del bisogno di trascendere quella stessa finitezza. Questo bisogno è alla base di tutte le straordinarie elaborazioni intellettuali, letterarie, filosofiche e anche religiose dell’essere umano. Tuttavia questo bisogno non dimostra che in questa dimensione trascendente esista davvero qualcosa al di là di quelle stesse elaborazioni".

L'essere umano è l'unica entità, almeno nel sistema solare, consapevole di questi elementi. L'unico capace di viaggiare con mezzi a distanze siderali, l'unico capace di comunicare a parole, di trasmettere messaggi, di creare una civiltà, di esplorare lo spazio e altri pianeti e milioni di altre cose. 

Sto rigirando quindi le considerazioni. No, come afferma giustamente Cinzia, ciò non dimostrare l'esistenza di tale dimensione trascendente ma, visti anche altri segnali (non mi riferiscono a presunti miracoli e presunte apparizioni), come si può escludere che ciò conduca verso il Trascendente?

"Non la escludo [la presenza di Dio] come non escludo la possibilità di ricominciare a credere a Babbo Natale. Nella vita può accadere di tutto, perfino di perdere il senno".

La differenza è abissale. Possiamo concludere con oggettività, viste le testimonianze tangibili, che Babbo, Natale, gli Unicorni e la Teiera di Russell sono prodotti creati dall'essere umano. La causa prima, il motore immobile dell'universo, è tutt'altra cosa. O siamo frutto del caso (sì, il famoso vuoto quantistico sarebbe casuale) o di un'entità intelligente: tertium non datur. Ci riallacciamo al discorso sul non senso dell'onere della prova, espresso in un altro articolo sul blog.

"L’esistenza umana può avere un senso soltanto se Dio non c’è". 

Invece questo senso lo trovano perfettamente sia credenti che non credenti, partendo da due prospettive diverse (non necessariamente opposte). Sarebbe disonesto intellettualmente affermare che senza Dio l'esistenza non abbia un senso. Dissento completamente anche sul contrario. 

No, il credente non è "sollevato dalla responsabilità delle proprie azioni". E non per la "paura di una punizione" o per le conseguenze nell'Aldilà, bensì perché siamo costantemente responsabili per azioni che esulano dal discorso del Trascendente. La responsabilità di prenderci cura degli altri, guidare con attenzione e disciplina, mangiare, bere, studiare, lavorare, etc, è comune a qualsiasi persona di qualsiasi estrazione.

"L'esistenza di Dio inficia la possibilità di avere un comportamento autenticamente morale. Per cominciare, una condotta virtuosa fondato soltanto sul desiderio di una ricompensa futura perde tutto il proprio valore etico". 

In totale disaccordo, come in disaccordo con il contrario, ovvero con il pensiero secondo cui senza Dio non vi sarebbe etica e morale. Per il vero credente cristiano il Vangelo e gli insegnamenti di Gesù dettano delle regole, coincidenti con altre visioni morali Gesù corrobora questi valori universali e ne definisce altri che poi diventano il faro delle civiltà future. 

L'essenza del Cristianesimo è dato dall'amare una persona proprio per l'atto di amare in sé, non perché "ne ho bisogno", ergo non per un interesse personale o una ricompensa. Il fatto che molti di questi valori (tra cui la lotta alla ricerca sfrenata del denaro, della bellezza, del potere, etc) siano accolti dai non credenti non inficia certo il messaggio religioso tantomeno implica che la condotta virtuosa sia fondato esclusivamente sulla ricompensa nell'Aldilà. Al contrario! Sarebbe agli antipodi del messaggio cristiano.

"La più lampante [contraddizione] è quella della teodicea, cioè il problema della presenza del male e della sofferenza" [Cinzia poi ritiene che il peccato originale sia una risposta sbagliata alla questione della teodicea]".

Certo, è una chiave di lettura che può essere ritenuta assolutamente errata. Non vi è una risposta univoca alla questione della Teodicea, in soldoni "il problema del male". Lasciando da parte il discorso del "peccato originale", che non è affatto una motivazione ben consolidata, Leibniz afferma che libertà assoluta e perfezione morale insieme sono incompatibili. Il filosofo tedesco ritiene che Dio ha creato le leggi del mondo prevedendo che "tutte le perfezioni riescono a massimizzarsi nei limiti imposti dalla presenza di tutte le altre". 

San Tommaso d'Aquino parla poi del problema del male come propedeutico a un bene maggiore. Kant rinuncia ad affrontare il tema della teodicea da un punto di vista razionalistico. Si arriva alla conclusione che la logica di Dio in tal senso si imperscrutabile.

 Il credente ritiene che la salvezza delle vittime del "male innocente" avvenga nell'Aldilà. L'episodio di Erode (Vangelo di Matteo), di carattere midrashico, spiega perché il Male e il Dolore non possono vincere fino in fondo. Sempre San Tommaso d'Aquino sposta la questione sul concetto di "Bene": perché ci soffermiamo solo sul Male, quando invece in questo mondo abbonda anche il "Bene"? Perché l'essere umano è l'unica entità nel "sistema solare tangibile" (copyright del sottoscritto) a riuscire a comprendere il concetto di Bene? 

Ho risposto in maniera estremamente sintetica, riportando solo alcune delle considerazioni di illustri filosofi (eh sì, filosofi credenti che hanno fatto la storia della disciplina), ribadendo tuttavia l'imperscrutabilità del Divino in tal senso. Ribadisco altresì che il credente ha fede che queste vittime innocenti abbiano giustizia nell'altra vita.

"Io sono convinta che, se si parlasse in maniera aperta, seria e approfondita con i fedeli, si scoprirebbe che sono quasi tutti atei. I preti sono i primi a non crederci, secondo me. Perché, quanto più studi e approfondisci, tanto più fatichi a credere con una convinzione profonda e intangibile".

Fermo restando la presenza di "finti credenti", persone che sono "culturalmente cristiane" o gente con i paraocchi, per quale motivo chi studia e approfondisce dovrebbe diventare ateo e faticare a credere? La fede non si basa su un concetto tangibile, ma arrivi a una conclusione frutto di conoscenze e concetti appresi. L'esistenza o l'inesistenza di Dio NON sono esperibili con il metodo-scientifico o razionale. 

Tante persone che portano avanti un lungo processo di studio e pensiero (come umilmente il sottoscritto, o tanti filosofi e scienziati di ben altro spessore) arrivano a corroborare la propria fede in Dio o a passare dall'antiteismo al teismo (o alla religione). Naturalmente può succedere anche l'opposto. Perché i sacerdoti degni di tal nome (non coloro che "corrompono" il messaggio cristiano rendendosi protagonisti di atti ignobili), hanno questa fede? Perché sono convinti dal messaggio teologico, dalle spiegazioni storiche del Cristianesimo, che ritengono la resurrezione un evento definito "plausibile" storicamente. 

Tanti insigni scienziati (pensiamo a Marco Bersanelli, uno dei più grandi astrofisici a livello mondiale) considerano le meraviglie dell'universo perfettamente combacianti con il concetto divino.

"È utile mettere in discussione le religioni, perché la fede è un ostacolo al pensiero critico, razionale, scientifico e va a detrimento dell’intera società". 

La storia dice ben altro. Avicenna e Averroè, musulmani, entrambi illustri scienziati e filosofi, hanno dato un importantissimo impulso alle scienze e al pensiero critico. Galileo, lui sì osteggiato, dalla Chiesa, rimase un fervente cattolico. Lo storico David Lindberg dimostra che i primi studi che narravano un presunto osteggiare delle scoperte scientifiche greco-romane da parte dei cristiani erano assolutamente "falsi". Lindberg ribadisce che «non c'era appena uno studioso cristiano del Medioevo che non ammettesse la sfericità [della Terra] e che non conoscesse la sua circonferenza approssimata». Affermazione condivisa anche dallo storico contemporaneo Barbero.

Hendrik Cohen spiega che «la prima scienza moderna emerse a causa della combinazione del pensiero greco e di quello biblico». Richard Jones afferma che «il Cristianesimo elevò grandemente l'importanza della scienza approvandola e religiosamente legittimandola nel periodo medievale, e che questa religione creò un contesto sociale favorevole perché la scienza potesse crescere». Rodney Stark è certo che «la teologia cristiana fu essenziale per il sorgere della scienza».

La Bibbia non è un libro scientifico. L'equivoco è dato dalla manipolazione che se ne va, spacciandolo per tale. Pensiamo ai "creazionismi americani" e a tanti che, con le loro intemerate, creano un danno al Cristianesimo, facendo sì che neo positivisti e scientisti trovino terreno fertile. 

Già in San Tommaso d'Aquino si riscontrano pensieri volti all'evoluzionismo, esperibili nelle "cause prime" e "cause seconde". Apertissimo a questa possibilità anche Sant'Agostino (ex manicheo, convertitosi al cristianesimo, a seguito dei suoi studi) che richiama le "ragioni seminali", ovvero ritenendo che Dio abbia lanciato il seme. John Zam è stato tra i primi a parlare esplicitamente di "evoluzione teistica". Francisco J. Ayala, recentemente deceduto, è considerato tra i principali evoluzionisti al mondo. Fervente cattolico anche lui, ha recentemente tenuto una conferenza dal titolo "Il dono di Darwin alla scienza e alla religione". Ayala è stato membro dell'Accademia dei Lincei e dell'American Academy of Arts and Sciences, tra le altre prestigiosissime accademie.

Le tesi di conflitto tra scienza e religione sono sorte nel periodo post-illuminista con John William Draper e Andrew Dickson White. Si rammenta l'episodio di Galileo. Lo storico della scienza Gary Ferngren sostiene che «sebbene immagini popolari di controversi continuano a esemplificare la supposta ostilità del Cristianesimo alle nuove teorie scientifiche, gli studi hanno mostrato che il Cristianesimo ha spesso coltivato e incoraggiato sforzi scientifici, mentre in altri tempi i due sono coesistiti senza tensioni o tentativi di armonizzazione. Se Galileo e Scopes vengono in mente come esempi di conflitto, essi erano l'eccezione piuttosto che la regola». Questo conflitto è oggigiorno rigettato praticamente dalla totalità di storici e scienziati, anche quelli non credenti. L'agnostico Stephen J. Gould parla ad esempio di "magisteri non sovrapponibili".

Altro esempio è dato dalla Royal Society, celebre associazione scientifica inglese fondata nel 1662, in cui pullulavano membri ecclesiastici e ferventi cristiani. Per non parlare poi delle scoperte portate avanti da illustri scienziati religiosi, molti dei quali di nazionalità italiana. Stoppani, padre della geologia italiana, fu un sacerdote nonché estensore di testi circa l'armonia tra scienze e creato. Pensiamo poi a Guglielmo Marconi o Maria Gaetana Agnesi.

Qualcuno obietta affermando che si riusciva a studiare solo se afferenti al clero e questo clero aveva potere. Allora i tanti pensieri filosofici e teologi lasciati in eredità da questi illustri scienziati sono frutto di un copione recitato. Premi Oscar ante litteram?

domenica 9 luglio 2023

Dio e il non senso dell'onere della prova

 


Dio e il non senso dell'onere della prova

La questione dell'onere delle prove dell'esistenza di Dio ha acceso il dibattito da millenni. In ambito religioso sono state presentate le cosiddette "prove dell'esistenza di Dio", tra gli altri, da Anselmo d'Aosta, Tommaso d'Aquino, Godel, Cartesio e Sant'Agostino. Prove oggetto di obiezioni da parte di Kant, a sua volta oggetto di contro-obiezioni.

Il concetto di Dio trascende la nostra esperibilità, ragion per cui non è possibile provarne l'esistenza o l'inesistenza a livello logico o scientifico. Fanno orrore certi commenti del tipo "Hawking con la teoria del tutto ha provato l'inesistenza di Dio" oppure "L'evoluzione nega Dio". Danni dello scientismo, una delle piaghe degli ultimi secoli. Illustri evoluzionisti come Kenneth R. Miller, Martin A. Nowak, Francisco J. Ayala e Joan Roughgarden sono ferventi cristiani e spiegano come non vi sia alcuna incompatibilità - tutt'altro! - tra evoluzione e Cristianesimo. Anzi, Miller è uno strenuo oppositore dell'Intelligent Design (proprio come San Tommaso d'Aquino) e del Creazionismo.

Per contro, le meraviglie del creato, la coscienza, la sofisticatezza della cellula, le leggi fisiche sono sicuramente forti indizi, ma non sono "dimostrazioni inconfutabili" a livello logico e scientifico.

Naturalmente non ha senso il leitmotiv secondo cui "L'onere della prova spetta a chi afferma un qualcosa". Si può rigirare il discorso con "L'onore della prova spetta a chi afferma che siamo frutto di un vuoto quantistico o del nulla". Pertanto, credenti e non credenti sono pari, ragion per cui la questione dell'onere della prova è assolutamente insensata, non spettando ad alcuna delle fazioni. 

In primo luogo, va sottolineato che non si tratta di una controversia legale, in cui il magistrato deve ripartire l'onere probatorio tra le parti e giudicare svantaggiosamente quella che non assolve l'onere della prova. La legge è efficace per la soluzione dei conflitti legali, ma il suo metodo non dovrebbe essere applicato indiscriminatamente ad ogni cosa che esiste nel mondo. In particolare, è importante ricordare che un qualcosa non diventa "falso" perché il suo sostenitore non è riuscito a dimostrarlo in tribunale: è perfettamente possibile che qualcuno non assolva all'onere della prova e tuttavia, di fatto, la sua affermazione possa essere del tutto vera. Per dirla con i termini più generali che sono diventati famosi: l'assenza di prove non è la prova dell'assenza. La frase, tra l'altro, è di Carl Sagan, che non è esattamente un fanatico religioso.

Il problema, quindi, non è che i credenti in Dio si esimono dal presentare agli scettici le "ragioni della loro speranza". Il problema è che la cosmologia scettica rifiuta a priori tutto ciò che è incompatibile con essa - e in questo è indistinguibile da qualsiasi altra religione. Il pensiero ateo non ammette l'indagine metafisica, e questo non perché la metafisica manchi di rigore metodologico o di portata intellettuale, ma semplicemente perché la metafisica è, in linea di principio, incompatibile con il pensiero ateo.

Infine, terzo - e più importante - se è generalmente vero che l'onere della prova spetta a chi sostiene la tesi, ci sono alcune importanti eccezioni a questo principio. Una cosa è l'affermazione isolata e stravagante di Sagan secondo cui nel suo garage ci sarebbe un drago invisibile. Un'altra cosa è la convinzione che ci sia uno (o più) Dio responsabile della creazione. Le due cose non sono, assolutamente sullo stesso piano epistemologico; e chi non l'ha ancora capito deve uscire con urgenza dalla setta atea in cui si è rintanato e prendere almeno in considerazione la possibilità che ci sia vita intelligente al di fuori della sua ristretta cerchia di riferimento intellettuale.

La scienza non può assolutamente confermare o negare l'esistenza di Dio, afferendo a un altro ambito. Il paleontologo ed evoluzionista Stephen J. Gould parlava di Magisteri non sovrapponibili. Scienza e religione non possono essere sovrapposte. Possono dialogare, camminare insieme ma si tratta di ambiti separati.

Si ritorna quindi al punto iniziale. Dio non è esperibile dall'essere umano. Il suo concetto afferisce l'ambito della Fede. Margherita Hack affermò di preferire un "atto di fede nel Nulla", a dimostrazione che il concetto dell'onere della prova è del tutto insensato, non spettando quindi a nessuna delle parti in causa.

PS Lasciateci in pace con argomenti che qualsiasi filosofo o scienziato serio aborra, robe di una stupidità atroce tipo "la teiera di Russell" e "il mostro degli spaghetti volante". Che cos'è l'Orologiaio cieco di Dawkins se non un'ipotesi metafisica alternativa alla Quinta Via tomista? In che modo le diatribe di Christopher Hitchens contro le religioni nel suo "Dio non è grande" sono diverse dalla tradizionale apologetica religiosa che mira a presentare la propria visione del mondo superiore alle altre? 

Il contro-ragionamento che Dawkins - sempre lui - tenta di presentare alla teologia naturale nel suo "Dio, un'illusione" non è forse il riconoscimento simultaneo sia del fatto che i credenti hanno storicamente presentato prove a sostegno delle loro credenze sia che i non credenti hanno bisogno, allo stesso modo, di dimostrare il loro punto di vista?

La cosmologia del dubbio è essa stessa un'affermazione e deve quindi essere dimostrata. Inoltre, si tratta di un'affermazione straordinaria: come può la nozione dell'esistenza di Dio essersi generalizzata, in modo spontaneo e indipendente, in tutta l'umanità? Come può l'ordine sorprendente dell'universo essere sorto a caso da tutte le infinite possibilità di formazione dell'esistenza? Perché esiste qualcosa e non il nulla? Come possono esistere e continuare a esistere cose che non hanno in sé la ragione della propria esistenza? I sostenitori dell'ateismo cercano continuamente di proporre argomentazioni in difesa delle loro convinzioni. Non si può, tuttavia, assolutamente sostenere che essi siano riusciti a dimostrare le loro affermazioni con il rigore richiesto dall'argomento. Ragion per cui la questione dell'onere della prova in tale contesto rimane una questione di lana caprina.

venerdì 7 luglio 2023

I pensieri pericolosi partoriti dal capitalismo estremo

 


 

I pensieri pericolosi partoriti dal capitalismo estremo


Si può affermare che gli albori del capitalismo sono ravvisabili in seno al Cristianesimo. Basti pensare ai monaci benedettini, come descrive Rodney Stark, noto sociologo e scrittore statunitense deceduto nel 2022.

«[I monaci] mutarono le loro economie di sussistenza rendendole altamente produttive, e loro stessi divennero protagonisti specializzati di reti di scambio commerciale in rapida espansione».

Le banche e le repubbliche marinare e, al seguito di esse, una sfilza di commercianti e banchieri, si sono sviluppate nel contesto cristiano dell'Italia post anno 1000. Un'Italia che disponeva delle migliori scuole contabili al mondo e godeva di un'economia avanzatissima.

Se da un lato il Cristianesimo incentiva la creazione di ricchezza per metterla al servizio delle persone (“Chiunque lavora è meritevole della sua mercede”, Matteo 10-10), dall'altro lato mette in guardia sull'avidità: “è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.

Nell'ambito del Cristianesimo sono nati monte di pietà e monte dei pegni, così come il dovere morale di aiutare il povero e il malato. L'Islam ha mutuato questi concetti proprio dal Cristianesimo nel corso dei secoli. Vengono condannate la ricerca del guadagno fine a sé stesso e l’accumulazione illimitata, rammentando in continuazione la natura spirituale dell'uomo.

Piccola ma doverosa parentesi. La storia insegna che in tanti si sono macchiati di crimini "nel nome del Cristianesimo". Ovviamente il cristianesimo non coincide con la Chiesa cattolica, che è un'istituzione umana, troppo umana. Naturalmente vanno prese le distanze da Karlheinz Deschner, studioso denigrato in ambito accademico, ma pagato da mecenati tedeschi per screditare tout court la Chiesa. Va da sé che qualsiasi nefandezza commessa, giustappunto, "nel nome del Cristianesimo" è agli antipodi del messaggio cristiano e dei valori proposti. Per farla breve e semplificando al massimo il concetto, sarebbe come attaccare la comunità afroamericana per alcuni crimini di alcuni esponenti di tale comunità. Una comunità fiera, gloriosa e ricca di valori, pronta a spezzare le catene e a farsi valere.

Tornando a noi, il capitalismo ha assunto una visione distorta nel corso poi dei secoli. In ambito anglosassone ha acquisito connotati distopici, come raccontava Edmund Burke.

«Noi non abbiamo alcun tipo di pregiudizio compensativo, di quelli grazie ai quali una fondazione di carità compensa nel tempo i poveri per la rapina e l’ingiustizia di un giorno. L’Inghilterra non ha eretto chiese, né ospedali, né palazzi, né scuole; l’Inghilterra non ha costruito ponti, non ha fatto strade…Ogni conquistatore di qualsiasi altro genere ha lasciato dietro di sé qualche monumento, di Stato o di beneficenza. Fossimo scacciati oggi dall’India non resterebbe nulla per dire che è stata posseduta, durante l’inglorioso periodo del nostro dominio, da qualcosa di meglio di un orangutang o di una tigre».

Ai tempi di Enrico VIII i britannici portarono avanti un colonialismo duro e puro. In seno al protestantesimo si affermò poi il famigerato malthusianesimo. Le teorie di T.R. Malthus negavano qualsiasi assistenza ai poveri, visti come una sorta di parassiti da estirpare. Malthus era nemico dei sussidi e dell'assistenzialismo. In ambito anglosassone sparì completamente la prima idea di capitalismo, volta a creare una ricchezza che giovasse all'intera economia, senza dimenticare le persone più deboli e fragili. Affarismo, legge del più forte, menefreghismo furono alla base di questa degenerazione.

Una degenerazione che ha poi pervaso il materialismo ateo dei socialisti. Arrivò poi il turno di Karl Marx, che ribadì la supremazia dell'economia. Lo stato era di fatto capitalista, si puntava al progresso selvaggio senza diritti e protezioni per i lavoratori, lotta ai sindacati e chi più ne ha più ne metta. In pratica il comunismo agì come il capitalismo borghese, ovvero negando diritti fondamentali al popolo.

Lampante la critica del celebre economista J.M Keynes al Marxismo.

«I principi del laissez-faire hanno avuto altri alleati oltre i manuali di economia. Va riconosciuto che tali principi hanno potuto far breccia nelle menti dei filosofi e delle masse anche grazie alla qualità scadente delle correnti alternative: da un lato il protezionismo, dall'altro il socialismo di Marx. Queste dottrine risultano in fin dei conti caratterizzate non solo e non tanto dal fatto di contraddire la presunzione generale in favore del laissez-faire, quanto dalla loro semplice debolezza logica. Sono entrambe esempio di un pensiero povero, e dell'incapacità di analizzare un processo portandolo alle sue logiche conseguenze.[...] Il socialismo marxista deve sempre rimanere un mistero per gli storici del pensiero; come una dottrina così illogica e vuota possa aver esercitato un'influenza così potente e durevole sulle menti degli uomini e, attraverso questi, sugli eventi della storia».

Tutte queste deturpazioni particolari hanno portato, di fatto, a un capitalismo distopico, deturpato ed estremo. Non ci si riesce a immedesimare nel povero, nel bisognoso, nell'ultimo. Colui che sposa questo capitalismo moderno attribuisce al povero le colpe della sua condizione. "Il lavoro c'è, è lui che fa lo schizzinoso". Eh no, la persona non vuole essere sfruttata. E, nella stragrande maggioranza dei casi, se si fa sfruttare è perché è costretto dalla situazione personale e dalla contingenza economica.

Non di rado osserviamo veri e propri "negrieri" e sfruttatori possedere beni di lusso e auto di grossa cilindrata e di ultimissima generazione. Personaggi che, con l'alibi dell'elevata imposizione fiscale, negano diritti base ai lavoratori, tra cui talvolta un contratto, ferie, dispositivi di sicurezza obbligatori per legge. E chi più ne ha più ne metta. Proprio per questo motivo gli estremisti di ambo le fazioni, destra e sinistra, non sono solo distorsioni ma rappresentano dei veri e propri pericoli per la civiltà, il progresso, l'umanità e i valori morali e spirituali.

mercoledì 5 luglio 2023

Quali motivazioni degli atei possiamo rispettare?

 Quali motivazioni degli atei possiamo rispettare?

Ho già parlato delle differenze tra atei e ateisti. La seconda categoria è agli antipodi di qualsiasi argomentazione seria e rispettabili. Gli esponenti si arroccano sulla propria posizione, rendendosi protagonisti di postulati, un po' alla Feuerbach, di cui sono epigoni.

Vi sono poi motivazioni addotte da molti atei attraverso le quali spiegano i motivi per cui non sono religiosi. Motivazioni che NON condivido, ma che posso rispettare se ben argomentate.

- Come non abbiamo prove della non esistenza di Dio, non abbiamo neanche prove dell'esistenza. 

- Non tutti gli studiosi del Gesù Storico concordano sulla tomba vuota o sulla resurrezione.

- Non ci sono prove di alcun intervento divino.

- La morale non è oggettivamente divina

- Perché un Dio avrebbe dovuto creare l'Universo e anche la terra dove viviamo?

- La Teodicea

Motivazioni che, naturalmente, possono portare più all'Agnosticismo, o in subordine al Deismo, piuttosto che all'Ateismo. Il terreno su cui si fondano le obiezioni a queste affermazioni da parte degli atei è, a mio parere, estremamente solido. Nelle mie dissertazioni in materia mi è capitato sovente di condurre un ateo verso l'ammissione di agnosticismo o deismo. Esiste poi la categoria dei teisti senza adesione particolare ad alcuna delle tre religioni abramitiche, nella quale rientrano vari rinomati storici delle religioni, tra cui con ogni probabilità Mauro Pesce.

Ad ogni modo, tenete sempre in mente questo noto prospetto. 



"Psalms for Black Lives": i Salmi in difesa delle vite dei neri

"Psalms for Black Lives": i Salmi in difesa delle vite dei neri




I Psalms for Black Lives sono nati come atti devozionali durante l'estate del 2020, quando l'America bruciava di rabbia per gli omicidi di George Floyd, Breonna Taylor e numerose altre persone afroamericane. Gli autori sono Gabby Cudjoe-Wilkes e Andrew Wilkes.

Le parole dei Salmi sono state fonte di ispirazione e di verità per la comunità afroamericana e per il numero crescente di persone che hanno a che fare con il razzismo strutturale, nonché di coloro che lavorano nel perseguimento della giustizia e della creazione di una società che valorizzi equamente le vite dei neri.

Il testo comprende trenta devozioni, ognuna delle quali contiene un salmo, una riflessione e un invito al lettore a sviluppare un'immaginazione di giustizia. Il libro pone anche domande di discussione quotidiane per sostenere lo studio in piccoli gruppi e una guida per gruppi congregazionali e comunitari che vogliono meditare insieme le parole dei Salmi.

I Salmi vengono riscoperti con occhi nuovi da ogni generazione. Si esprimono al di là delle differenze culturali e di contesto sociale. Essi vengono apprezzati per la loro emotività, per la loro esortazione alla giustizia e per la loro schiettezza nei confronti delle asperità di una vita trascorsa a camminare con Dio. Le persone in tutto il mondo, specialmente quelle della diaspora africana, si sono trovate a dover affrontare una doppia pandemia: quella globale del COVID-19 e quella interna rappresentata dai neri uccisi per strada da coloro che avevano giurato di proteggerli. Il popolo afroamericano aveva un disperato bisogno di risorse spirituali per andare avanti. I Salmi hanno rappresentato una risorsa fondamentale per cercare conforto e per cementare questa ulteriore unione in seno alla comunità. Gli autori hanno visto i Salmi come risorsa contemplativa per coloro che sono impegnati nel sacro e impegnativo lavoro di perseguire la giustizia, combattere il razzismo strutturale e costruire una società che valorizzi veramente le vite dei neri. L'obiettivo di questo libro è far sì che il lettore riesca a sviluppare un'immaginazione di giustizia che possa parlare di spiritualità e di trasformazione sociale in questo tempo caratterizzato da un'escalation di razzismo.

I Salmi ci stimolano anche a immaginare il mondo in modalità e prospettive nuove. Per gli autori, "vi sono momenti in cui abbiamo bisogno di visualizzare i modi in cui Dio può operare nella nostra vita. Se non stiamo attenti, il logorio della lotta per la giustizia può impedirci di scorgere qualcosa di nuovo. Abbiamo bisogno della grazia di Dio per aiutarci a immaginare nuove possibilità nella nostra vita. Abbiamo bisogno che Dio ci aiuti a illuminare la nostra immaginazione di giustizia. I Salmi ci invitano a immaginare il mondo come lo vede Dio. Basta con le false interpretazioni. Basta con il fatalismo". "I Salmi rafforzano anche la fede. La vita può essere a volte difficile, ma occorre sforzarsi per guadagnare e manifestare il coraggio. Abbiamo il diritto di rivendicare con coraggio le promesse di Dio per tutti i popoli, con un occhio particolare agli oppressi e ai discriminati. Abbiamo il diritto di chiedere con coraggio a Dio ciò di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo credere con coraggio che il cambiamento è possibile".

Tutti insieme, da ogni comunità, razza, etnia ed estrazione sociale, nella lotta contro una piaga chiamata razzismo.

lunedì 3 luglio 2023

Tutti gli errori che si commettono sul Gesù Storico

 
Copertina di uno dei volumi del testo "Un ebreo marginale" di J.P. Meier

Tutti gli errori che si commettono sul Gesù Storico

Abbiamo già tracciato le linee guida su chi ha titolo per parlare del Gesù Storico. In sintesi, gli appassionati sono tenuti ad attenersi ai parametri seguiti dagli storici specialisti, ovvero quelli che vengono considerati nell'ambito del dibattito accademico. Coloro che seguono il metodo storico critico e parametri oggettivi.

Leggiamo certi commenti aberranti da parte di non specialisti, che hanno la presunzione di pontificare sul web. Da scrittori (in realtà pseudotali) a ragazzini che fanno video su YouTube. Il problema serio è che la persona comune dà spesso molto più credito a ciarlatani e impostori piuttosto che a uno studioso accademico. 

In tanti si azzardano a dire la propria sul Gesù Storico, con visioni del tutto distorte. Scena muta se domandi loro chi sono J.P. Meier, Hurtado, Allison, Licona, Sanders, Bultmann, Lane Craig, Ehrman, oppure gli italiani Pesce, Boccaccini, Virgili, Fabro, etc...

Ecco alcune oscenità che si leggono.

"Gesù era un alieno e nella Bibbia si parla di Dei"

Il sottoscritto ha avuto modo di confrontarsi con alcuni insigni studiosi del Gesù Storico su questa "perla" del famigerato Mauro Biglino. La risposta? Quest'ultimo ha studiato alla celebre "Università della strada", non avendo alcun titolo. Chiunque abbia un'infarinatura di ebraico potrà appurare che la parola "elohim" è una sorta di plurale maiestatis (per semplificare), non riferendosi né a "Dei" né alla Trinità (si cadrebbe nell'errore opposto, quello commesso dai trinitaristi).

Qualcuno obietterà affermando "Sì, ma tu sei cristiano e Biglino fa paura". Fa paura, in realtà per l'ignoranza che trasmette. Basta leggere come queste strampalate teorie vengano demolite da Giuseppe Cuscito. Quest'ultimo è uno dei più importanti ebraisti in ambito italiano ed è agnostico. Rimando poi alle ottime confutazioni dello storico Gianluca Marletta.

"Gesù non è mai esistito"

Vi sono pseudostorici italiani e stranieri che mettono in forte dubbio l'esistenza di Gesù, magari identificandolo con altri Yeshua della Galilea o zone limitrofe. Tante, troppe fonti antiche, hanno dimostrato in maniera incontrovertibile l'esistenza. Su questo nessuno ha da obiettare in ambito accademico. Richard Carrier, il più noto sostenitore del "mito di Gesù", non ha alcuna credibilità in seno al dibattito accademico, essendo stato sconfessato anche dal non credente Bart Ehrman.

"Gesù non è morto sulla croce"

Qualcuno afferma che Gesù non sia mai stato crocifisso, ovvero che al posto suo sia stata messa una persona dalle fattezze estremamente simili. Il medievalista (quindi non storico del cristianesimo) Johannes Fried nel libro Nessuna morte sul Golgota parla della "morte apparente" e di una "fuga in Asia" per predicare in Oriente. Adriano Virgili spiega l'impossibilità di queste teorie.

"I Vangeli sono pieni di errori, quindi sono del tutto inaffidabili"

La tradizione midrashica è ben consolidata nell'epoca, ragion per cui i Vangeli appartengono a uno specifico genere letterario. Lo storico accademico, scevro da qualsiasi pregiudizio di sorta, riesce a delineare la figura storica di Gesù basandosi sulle fonti dell'epoca. Fonti che non si limitano ai Vangeli, ma che includono testi anche di autori non cristiani, in primis ebrei.

Il criterio dell'imbarazzo è uno dei tanti motivi che porta alla conclusione dell'affidabilità storica dei racconti evangelici, fermo restando la commistione con elementi midrashici. Lo stesso Rousseau non credeva affatto alla falsità dei Vangeli, affermando che "non è così che si inventa".

A ciò si aggiungono i criteri di attestazione multipla, discontinuità, continuità e conformità e di ragione sufficiente. 

L'abilità dello storico del cristianesimo in ambito accademico, acquisita dopo anni e anni di studi, gli consente di sezionare gli elementi storici presenti nelle Scritture. Gli storici accademici di punta, quelli considerati in qualsiasi dibattito sul cristianesimo delle origini sul Gesù Storico, non sono vittima del bias cognitivo.

"La Resurrezione è un fatto storico"

Dagli eccessi ateistici passiamo a quelli fideistici. Va premesso che il fatto che l'impossibilità di stabilire da un punto di vista prettamente storico se la Resurrezione sia avvenuta o meno non rappresenta un elemento determinante per la fede cristiana. Si tratta di un elemento che afferisce solo ed esclusivamente alla sfera della fede. La storia ci consegna elementi che ci consentono di ritenere la Resurrezione "plausibile" e "ragionevole".

Se da un lato dai Vangeli si possono ben ricostruire tanti fatti realmente accaduti e, inoltre, pur considerando estremamente attendibile la questione della "tomba vuota" (data per incontrovertibile da molti studiosi), dall'altro lato la "Resurrezione" non può essere considerata un fatto storicamente provato.

J.P. Meier, probabilmente il più grande storico del Nuovo Testamento, ha affermato che la Resurrezione trascende i confini dello spazio-tempo, quindi non può essere storicamente provata. 

All'assunto di questo paragrafo un teologo (non uno storico) potrà obiettare affermando che tutte le altre ipotesi alternative alla Resurrezione sono illogiche. La fallacia di queste ipotesi alternative (morte apparente, identificazione errata del Sepolcro, inesistenza di Gesù, etc) viene descritta nel dettaglio da Adriano Virgili nei suoi testi. Lo stesso autore afferma, tuttavia, che lo storico non può escludere alcuna di queste ipotesi seguendo il metodo storico-critico.


Chi ha titolo per parlare del Gesù Storico


Chi ha titolo per parlare del Gesù Storico


Quella dello storico del cristianesimo è una figura venuta alla ribalta sin dal periodo della Scolastica. La fase attuale della ricerca è estremamente specializzata, al punto che un testo di 30 anni fa viene reputato datato.

Lo storico del cristianesimo deve essere contraddistinto da un agnosticismo metodologico, naturalmente differente da un agnosticismo ideologico. Nel senso che va seguito il metodo storico critico senza farsi influenzare dal credere o non credere in Dio o nella Divinità di Gesù.

Il lavoro dello storico non può farsi condizionare da qualsivoglia aspettativa di stampo teologico, trattandosi di due piani separati. Uno storico può essere anche teologo, ma deve tenersi alla larga da qualsiasi bias cognitivo. Ciò vale per coloro che studiano il Gesù Storico partendo da una prospettiva di fede cristiana, ebraica, musulmana, agnostica, atea, deista, teista in generale, etc...

Non ha alcuna rilevanza il fatto che la maggioranza degli storici del cristianesimo sia di fede cristiana. Può avere autorevolezza anche uno storico ateo o agnostico. Teoricamente può arrivare a scoperte straordinarie o ad essere considerato il migliore al mondo.

Basti pensare a Mauro Pesce, storico di una certa fama che, sulla base delle proprie conclusioni storiche, mostra scetticismo sulla questione della "tomba vuota". Se la "morte in croce" è un fatto storico ritenuto tale da tutti gli studiosi in ambito accademico, una percentuale non ritiene la "tomba vuota" un dato accertato.

La storia verifica in maniera critica la veridicità dei fatti un racconto e li selezionata. Agisce in maniera imparziale e scevra da pregiudizi di qualsiasi sorta. Tantissimi racconti delle scritture sono di carattere midrashico. Uno storico degno di tal nome è in grado di compiere questo discernimento.

Il dibattito accademico accoglie storici di diversa estrazione e con teorie che possono arrivare a divergere. Tali teorie devono tuttavia restare nell'ambito del metodo storico-critico. Un Richard Carrier, che sostiene il "Mito di Gesù" non è accolto in qualsivoglia tipo di dibattito serio, proprio perché le sue teorie sono state dimostrate come oggettivamente errate.

Discorso uguale per il famigerato Mauro Biglino. Lo scrittore torinese, non laureato e senza alcun corso accademico né di storia tantomeno di lingua ebraica, viene spacciato come "traduttore ufficiale delle Edizioni Paoline". Si tratta invece di un editore minore, dal nome simile, il quale non gli ha conferito alcun ruolo di traduttore ufficiale. Le sue tesi sono state confutate da svariati studiosi, tra cui l'ebraista agnostico Giuseppe Cuscito e lo storico cattolico Gianluca Marletta. Tesi che hanno ricevuto un'accoglienza fortemente negativa anche tra gli atei militanti, naturalmente non appartenenti al dibattito sul Gesù Storico.

In conclusione, lo storico analizza i dati, le fonti e ricostruisce il tutto. Purtroppo l'utente medio, a digiuno su questi argomenti, tende a dare a insigni storici accademici la stessa considerazione che si dà a un salumiere in tale dibattito. I fideisti si basano esclusivamente sulla teologia cristiana, non riuscendo a compiere questo discernimento. Molti atei preferiscono invece fidarsi più di un improbabile ragazzino YouTuber. Sic!

La religione è l'occhio dei popoli

Il ritornello di Marx secondo cui la religione è "l'oppio dei popoli" è più fastidioso di una zanzara. L'espressione è tra...