I pensieri pericolosi partoriti dal capitalismo estremo
Si può affermare che gli albori del capitalismo sono ravvisabili in seno al Cristianesimo. Basti pensare ai monaci benedettini, come descrive Rodney Stark, noto sociologo e scrittore statunitense deceduto nel 2022.
«[I monaci] mutarono le loro economie di sussistenza rendendole altamente produttive, e loro stessi divennero protagonisti specializzati di reti di scambio commerciale in rapida espansione».
Le banche e le repubbliche marinare e, al seguito di esse, una sfilza di commercianti e banchieri, si sono sviluppate nel contesto cristiano dell'Italia post anno 1000. Un'Italia che disponeva delle migliori scuole contabili al mondo e godeva di un'economia avanzatissima.
Se da un lato il Cristianesimo incentiva la creazione di ricchezza per metterla al servizio delle persone (“Chiunque lavora è meritevole della sua mercede”, Matteo 10-10), dall'altro lato mette in guardia sull'avidità: “è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.
Nell'ambito del Cristianesimo sono nati monte di pietà e monte dei pegni, così come il dovere morale di aiutare il povero e il malato. L'Islam ha mutuato questi concetti proprio dal Cristianesimo nel corso dei secoli. Vengono condannate la ricerca del guadagno fine a sé stesso e l’accumulazione illimitata, rammentando in continuazione la natura spirituale dell'uomo.
Piccola ma doverosa parentesi. La storia insegna che in tanti si sono macchiati di crimini "nel nome del Cristianesimo". Ovviamente il cristianesimo non coincide con la Chiesa cattolica, che è un'istituzione umana, troppo umana. Naturalmente vanno prese le distanze da Karlheinz Deschner, studioso denigrato in ambito accademico, ma pagato da mecenati tedeschi per screditare tout court la Chiesa. Va da sé che qualsiasi nefandezza commessa, giustappunto, "nel nome del Cristianesimo" è agli antipodi del messaggio cristiano e dei valori proposti. Per farla breve e semplificando al massimo il concetto, sarebbe come attaccare la comunità afroamericana per alcuni crimini di alcuni esponenti di tale comunità. Una comunità fiera, gloriosa e ricca di valori, pronta a spezzare le catene e a farsi valere.
Tornando a noi, il capitalismo ha assunto una visione distorta nel corso poi dei secoli. In ambito anglosassone ha acquisito connotati distopici, come raccontava Edmund Burke.
«Noi non abbiamo alcun tipo di pregiudizio compensativo, di quelli grazie ai quali una fondazione di carità compensa nel tempo i poveri per la rapina e l’ingiustizia di un giorno. L’Inghilterra non ha eretto chiese, né ospedali, né palazzi, né scuole; l’Inghilterra non ha costruito ponti, non ha fatto strade…Ogni conquistatore di qualsiasi altro genere ha lasciato dietro di sé qualche monumento, di Stato o di beneficenza. Fossimo scacciati oggi dall’India non resterebbe nulla per dire che è stata posseduta, durante l’inglorioso periodo del nostro dominio, da qualcosa di meglio di un orangutang o di una tigre».
Ai tempi di Enrico VIII i britannici portarono avanti un colonialismo duro e puro. In seno al protestantesimo si affermò poi il famigerato malthusianesimo. Le teorie di T.R. Malthus negavano qualsiasi assistenza ai poveri, visti come una sorta di parassiti da estirpare. Malthus era nemico dei sussidi e dell'assistenzialismo. In ambito anglosassone sparì completamente la prima idea di capitalismo, volta a creare una ricchezza che giovasse all'intera economia, senza dimenticare le persone più deboli e fragili. Affarismo, legge del più forte, menefreghismo furono alla base di questa degenerazione.
Una degenerazione che ha poi pervaso il materialismo ateo dei socialisti. Arrivò poi il turno di Karl Marx, che ribadì la supremazia dell'economia. Lo stato era di fatto capitalista, si puntava al progresso selvaggio senza diritti e protezioni per i lavoratori, lotta ai sindacati e chi più ne ha più ne metta. In pratica il comunismo agì come il capitalismo borghese, ovvero negando diritti fondamentali al popolo.
Lampante la critica del celebre economista J.M Keynes al Marxismo.
«I principi del laissez-faire hanno avuto altri alleati oltre i manuali di economia. Va riconosciuto che tali principi hanno potuto far breccia nelle menti dei filosofi e delle masse anche grazie alla qualità scadente delle correnti alternative: da un lato il protezionismo, dall'altro il socialismo di Marx. Queste dottrine risultano in fin dei conti caratterizzate non solo e non tanto dal fatto di contraddire la presunzione generale in favore del laissez-faire, quanto dalla loro semplice debolezza logica. Sono entrambe esempio di un pensiero povero, e dell'incapacità di analizzare un processo portandolo alle sue logiche conseguenze.[...] Il socialismo marxista deve sempre rimanere un mistero per gli storici del pensiero; come una dottrina così illogica e vuota possa aver esercitato un'influenza così potente e durevole sulle menti degli uomini e, attraverso questi, sugli eventi della storia».
Tutte queste deturpazioni particolari hanno portato, di fatto, a un capitalismo distopico, deturpato ed estremo. Non ci si riesce a immedesimare nel povero, nel bisognoso, nell'ultimo. Colui che sposa questo capitalismo moderno attribuisce al povero le colpe della sua condizione. "Il lavoro c'è, è lui che fa lo schizzinoso". Eh no, la persona non vuole essere sfruttata. E, nella stragrande maggioranza dei casi, se si fa sfruttare è perché è costretto dalla situazione personale e dalla contingenza economica.
Non di rado osserviamo veri e propri "negrieri" e sfruttatori possedere beni di lusso e auto di grossa cilindrata e di ultimissima generazione. Personaggi che, con l'alibi dell'elevata imposizione fiscale, negano diritti base ai lavoratori, tra cui talvolta un contratto, ferie, dispositivi di sicurezza obbligatori per legge. E chi più ne ha più ne metta. Proprio per questo motivo gli estremisti di ambo le fazioni, destra e sinistra, non sono solo distorsioni ma rappresentano dei veri e propri pericoli per la civiltà, il progresso, l'umanità e i valori morali e spirituali.
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