domenica 9 luglio 2023

Dio e il non senso dell'onere della prova

 


Dio e il non senso dell'onere della prova

La questione dell'onere delle prove dell'esistenza di Dio ha acceso il dibattito da millenni. In ambito religioso sono state presentate le cosiddette "prove dell'esistenza di Dio", tra gli altri, da Anselmo d'Aosta, Tommaso d'Aquino, Godel, Cartesio e Sant'Agostino. Prove oggetto di obiezioni da parte di Kant, a sua volta oggetto di contro-obiezioni.

Il concetto di Dio trascende la nostra esperibilità, ragion per cui non è possibile provarne l'esistenza o l'inesistenza a livello logico o scientifico. Fanno orrore certi commenti del tipo "Hawking con la teoria del tutto ha provato l'inesistenza di Dio" oppure "L'evoluzione nega Dio". Danni dello scientismo, una delle piaghe degli ultimi secoli. Illustri evoluzionisti come Kenneth R. Miller, Martin A. Nowak, Francisco J. Ayala e Joan Roughgarden sono ferventi cristiani e spiegano come non vi sia alcuna incompatibilità - tutt'altro! - tra evoluzione e Cristianesimo. Anzi, Miller è uno strenuo oppositore dell'Intelligent Design (proprio come San Tommaso d'Aquino) e del Creazionismo.

Per contro, le meraviglie del creato, la coscienza, la sofisticatezza della cellula, le leggi fisiche sono sicuramente forti indizi, ma non sono "dimostrazioni inconfutabili" a livello logico e scientifico.

Naturalmente non ha senso il leitmotiv secondo cui "L'onere della prova spetta a chi afferma un qualcosa". Si può rigirare il discorso con "L'onore della prova spetta a chi afferma che siamo frutto di un vuoto quantistico o del nulla". Pertanto, credenti e non credenti sono pari, ragion per cui la questione dell'onere della prova è assolutamente insensata, non spettando ad alcuna delle fazioni. 

In primo luogo, va sottolineato che non si tratta di una controversia legale, in cui il magistrato deve ripartire l'onere probatorio tra le parti e giudicare svantaggiosamente quella che non assolve l'onere della prova. La legge è efficace per la soluzione dei conflitti legali, ma il suo metodo non dovrebbe essere applicato indiscriminatamente ad ogni cosa che esiste nel mondo. In particolare, è importante ricordare che un qualcosa non diventa "falso" perché il suo sostenitore non è riuscito a dimostrarlo in tribunale: è perfettamente possibile che qualcuno non assolva all'onere della prova e tuttavia, di fatto, la sua affermazione possa essere del tutto vera. Per dirla con i termini più generali che sono diventati famosi: l'assenza di prove non è la prova dell'assenza. La frase, tra l'altro, è di Carl Sagan, che non è esattamente un fanatico religioso.

Il problema, quindi, non è che i credenti in Dio si esimono dal presentare agli scettici le "ragioni della loro speranza". Il problema è che la cosmologia scettica rifiuta a priori tutto ciò che è incompatibile con essa - e in questo è indistinguibile da qualsiasi altra religione. Il pensiero ateo non ammette l'indagine metafisica, e questo non perché la metafisica manchi di rigore metodologico o di portata intellettuale, ma semplicemente perché la metafisica è, in linea di principio, incompatibile con il pensiero ateo.

Infine, terzo - e più importante - se è generalmente vero che l'onere della prova spetta a chi sostiene la tesi, ci sono alcune importanti eccezioni a questo principio. Una cosa è l'affermazione isolata e stravagante di Sagan secondo cui nel suo garage ci sarebbe un drago invisibile. Un'altra cosa è la convinzione che ci sia uno (o più) Dio responsabile della creazione. Le due cose non sono, assolutamente sullo stesso piano epistemologico; e chi non l'ha ancora capito deve uscire con urgenza dalla setta atea in cui si è rintanato e prendere almeno in considerazione la possibilità che ci sia vita intelligente al di fuori della sua ristretta cerchia di riferimento intellettuale.

La scienza non può assolutamente confermare o negare l'esistenza di Dio, afferendo a un altro ambito. Il paleontologo ed evoluzionista Stephen J. Gould parlava di Magisteri non sovrapponibili. Scienza e religione non possono essere sovrapposte. Possono dialogare, camminare insieme ma si tratta di ambiti separati.

Si ritorna quindi al punto iniziale. Dio non è esperibile dall'essere umano. Il suo concetto afferisce l'ambito della Fede. Margherita Hack affermò di preferire un "atto di fede nel Nulla", a dimostrazione che il concetto dell'onere della prova è del tutto insensato, non spettando quindi a nessuna delle parti in causa.

PS Lasciateci in pace con argomenti che qualsiasi filosofo o scienziato serio aborra, robe di una stupidità atroce tipo "la teiera di Russell" e "il mostro degli spaghetti volante". Che cos'è l'Orologiaio cieco di Dawkins se non un'ipotesi metafisica alternativa alla Quinta Via tomista? In che modo le diatribe di Christopher Hitchens contro le religioni nel suo "Dio non è grande" sono diverse dalla tradizionale apologetica religiosa che mira a presentare la propria visione del mondo superiore alle altre? 

Il contro-ragionamento che Dawkins - sempre lui - tenta di presentare alla teologia naturale nel suo "Dio, un'illusione" non è forse il riconoscimento simultaneo sia del fatto che i credenti hanno storicamente presentato prove a sostegno delle loro credenze sia che i non credenti hanno bisogno, allo stesso modo, di dimostrare il loro punto di vista?

La cosmologia del dubbio è essa stessa un'affermazione e deve quindi essere dimostrata. Inoltre, si tratta di un'affermazione straordinaria: come può la nozione dell'esistenza di Dio essersi generalizzata, in modo spontaneo e indipendente, in tutta l'umanità? Come può l'ordine sorprendente dell'universo essere sorto a caso da tutte le infinite possibilità di formazione dell'esistenza? Perché esiste qualcosa e non il nulla? Come possono esistere e continuare a esistere cose che non hanno in sé la ragione della propria esistenza? I sostenitori dell'ateismo cercano continuamente di proporre argomentazioni in difesa delle loro convinzioni. Non si può, tuttavia, assolutamente sostenere che essi siano riusciti a dimostrare le loro affermazioni con il rigore richiesto dall'argomento. Ragion per cui la questione dell'onere della prova in tale contesto rimane una questione di lana caprina.

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