Il Cristianesimo NON condanna l'omosessualità
Un'interpretazione fondamentalista della Bibbia può portare a pensare, in maniera del tutto distorta, che il Cristianesimo condanni l'omosessualità. Alla base dell'affermazione secondo cui la Bibbia esprime chiaramente "che l'omosessualità è proibita da Dio" figurano una scarsa erudizione biblica e un pregiudizio culturale.
Lo studio dell'interpretazione biblica prende il nome di ermeneutica e ci aiuta ad affrontare questo tipo di domande. L'ermeneutica consiste in ciò che facciamo quando esaminiamo un testo e ci chiediamo non solo "che cosa dice", ma "che cosa significa?". Nel chiedere "cosa dice la Bibbia sull'omosessualità" (o, meglio, "cosa dice la Bibbia sull'attrazione per una persona dello stesso sesso"), il nostro compito è quello di esplorare il significato dei passi biblici pertinenti sull'argomento nel loro contesto originale e il loro significato per noi oggi. In particolare, cerchiamo di stabilire se gli scrittori biblici stavano condannando pratiche specifiche legate alla sessualità nel mondo antico, o se stavano effettivamente condannando tutte le relazioni omosessuali di qualsiasi tipo per il resto del tempo.
Per molti evangelici e altri cristiani conservatori, il Cristianesimo condanna l'omosessualità. La loro interpretazione è che le relazioni omosessuali non sono in grado di rispecchiare l'intento creativo di Dio. Essi esprimo la convinzione di fondo che la differenziazione sessuale sia una parte indispensabile del matrimonio cristiano. Quest'ultimo punto è di enorme importanza, perché secondo il Nuovo Testamento il matrimonio è un simbolo primario dell'amore tra Cristo e la sua amata "sposa", la Chiesa... Per loro, le coppie dello stesso sesso (e i single, se è per questo) sono esclusi dalla partecipazione a questo simbolo sulla base della mancata realizzazione di una o più dimensioni di una categoria spesso vaga, definita "complementarità di genere".
Ricordate il Discorso della montagna? Fu fondamentale per spingere i primi cristiani a decidere di includere nella chiesa primitiva i gentili che non osservavano la legge dell'Antico Testamento (Atti 15:1-19). Ha gettato anche le basi delle argomentazioni cristiane che hanno messo fine alla schiavitù e ha sostenuto i movimenti per l'uguaglianza delle donne nel corso della storia della Chiesa.
Il Cristianesimo non approva mai l'oppressione. La sofferenza deve essere redentrice. La sofferenza redentrice non appoggia le forze oppressive, ma esprime sempre una opposizione contro di esse. Per questo e tanti altri motivi, i cristiani hanno la necessità morale di rivedere la loro interpretazione di ciò che la Bibbia dice a proposito del mondo LGBTQ+.
La quantità di dati culturali, storici e linguistici relativi al funzionamento della sessualità nelle culture degli autori biblici dimostra che ciò che veniva condannato nella Bibbia è molto diverso dalle relazioni omosessuali impegnate che conosciamo e vediamo oggi.
Le storie di Sodoma e Gomorra (Genesi 19) e della concubina del levita (Giudici 19) riguardano la violenza sessuale e lo stigma del Vicino Oriente antico verso la violazione dell'onore maschile. L'ingiunzione che "l'uomo non deve giacere con l'uomo" (Levitico 18:22, 20:13) è coerente con il contesto di una società preoccupata per la propria salute, per la continuazione della discendenza familiare e per il mantenimento della distinzione di Israele come nazione. Ogni volta che il Nuovo Testamento affronta l'argomento in un elenco di vizi (1 Corinzi 6:9, 1 Timoteo 1:10), è più che probabile che l'argomento riguardi lo sfruttamento sessuale di giovani uomini da parte di uomini più anziani, una pratica chiamata pederastia. Ciò che leggiamo nella lettera dell'apostolo Paolo ai Romani si inserisce in una più vasta accusa contro l'idolatria e la lussuria eccessiva ed egocentrica, dettata dal desiderio di "consumare" piuttosto che di amare e di servire.
Da Genesi 2, a Matteo 19, a Efesini 5, ciò che questi passaggi rendono esplicito (e che riecheggia in tutto il resto delle Scritture) è ciò che abbiamo menzionato prima: il matrimonio è sacro per i cristiani perché può rappresentare l'amore duraturo tra Cristo e la Chiesa. L'unione cristiana crea un'opportunità per vivere l'amore di Dio.
Coloro che non sono sposati ma non sono LGBTQ+, come i single o le persone il cui coniuge è deceduto, sono accolti come cristiani. Il punto più importante è che il disegno di Dio per l'unione cristiana consiste nel riflettere l'amore più vero e più dolce che si possa conoscere, cioè l'amore autodonante, duraturo e liberatorio tra Dio e la creazione, reso possibile da Cristo. Tante coppie LGBTQ+ hanno vissuto e continuano a vivere oggi questo compito. Non c'è alcuna esclusione di sorta, tantomeno in "Sodoma e Gomorra".
L'esegeta spiega che i passi delle Scritture vanno inoltre letti nel loro contesto storico. 2000 anni fa o poco meno non si aveva idea di cosa fosse la comunità LGBTQ+, ragion per cui come si può pensare a una condanna? Come ha sottolineato lo studioso del Nuovo Testamento Daniel Kirk, i cristiani di oggi farebbero bene, in base alla tradizione degli apostoli e alla nostra attuale testimonianza nel mondo, a riconoscere che Dio ha già chiaramente accolto le persone LGBTQ+ nella piena comunione, ed è ora responsabilità della Chiesa onorare semplicemente questa realtà e gioirne.
La posizione delle varie confessioni cristiane si sta ammorbidendo. Papa Francesco ha recentemente dichiarato "Chi sono io per giudicare gli omosessuali?". Oggi, molti ordini religiosi e alcuni vescovi prendono spesso decisioni autonome riguardo ai candidati omosessuali al seminario e al sacerdozio. E in molti casi queste persone sono accettate, appunto, al seminario e al sacerdozio.
In conclusione, il Cristianesimo non condanna assolutamente l'omosessualità. Certe interpretazioni più fondamentaliste possono parlare di "peccato" per quanto riguarda l'atto, ma le persone della comunità LGBTQ+ non devono essere assolutamente emarginate da un'interpretazione fondamentalista e distorta della religione. A riguardo, basti pensare alla storia della signora Rosina e del figlio omosessuale Matteo, raccontata da Padre Maurizio Patriciello.
Ciò esula naturalmente dal discorso dei matrimoni omosessuali, che non afferiscono alla sfera di una discussione teologica. D'altronde il fondatore di Arcigay è stato un sacerdote cattolico, che ha benedetto in Chiesa le unioni omosessuali. La Chiesa di Scozia già sta celebrando matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nulla osta che ciò si allarghi ad altre chiese, magari alla Valdese a breve, poi alla Cattolica e, infine, a quelle più fondamentaliste.
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