lunedì 10 luglio 2023

Obiezioni a Cinzia Sciuto di Micromega

 Obiezioni a Cinzia Sciuto di Micromega




Cinzia Sciuto è una scrittrice e redattrice della rivista Micromega. Atea militante, Cinzia ha pubblicato il volume «Non c’è fede che tenga». In un'intervista sul libro, ha scritto senza giri di parole "Dio è inutile e pericoloso".

Ripercorriamo alcuni punti salienti di quell'intervista, riportando le nostre obiezioni ad alcune affermazioni dell'autrice. Le critiche saranno effettuate solo ed esclusivamente nel merito. Si può attaccare l'idea, con fermezza e completezza di motivazioni, ma sempre con educazione e mai offendendo o denigrando la persona.

"Una filosofia che non si ponga limiti nella ricerca e nell’elaborazione non può essere compatibile con l’ipotesi di un Dio personale, buono, onnisciente e onnipotente, che interviene nelle vite degli esseri umani".

La pensavano in maniera opposta personaggi che hanno fatto la storia della filosofia. Già ai tempi di Aristetele, se si può così dire. Parliamo poi di Anselmo, Agostino, Tommaso, tra coloro che hanno presentato "prove" che, a distanza di svariati secoli, non sono state smontate. In particolare quelle dell'Aquinate, che hanno resistito alla grande alle confutazioni di Kant, tra l'altro uno che era tutt'altro che non credente. Pensiamo poi a Kierkegaard, Leibniz, Berkeley, Bonhoffer, Edith Stein, Wolf, etc. Il periodo contemporaneo ci consegna epistemologi come Lane Crage e Plantinga, due personaggi chiave nel dialogo tra credenti e non credenti.

"Io ribalterei la domanda: dimmi tu per quale motivo sei credente, dimmi quali prove hai dell’esistenza del tuo Dio. L’onere della prova spetta sempre a chi sostiene che esiste qualcosa la cui esistenza non è però universalmente riconosciuta perché non è esperibile da tutti sul piano fenomenologico".

Ne abbiamo ampiamente dibattuto qui. SPOILER: per onestà intellettuale, la questione dell'onere della prova non si pone, come spieghiamo, ragion per cui non la rigiriamo agli atei.

"Nel caso di Dio, il bisogno deriva da alcune predisposizioni caratteristiche degli esseri umani e oggi indagate dalle scienze cognitive. ’essere umano, a differenza degli altri animali, è consapevole di sé, della propria esistenza e anche della propria mortalità. La coscienza della propria finitezza è alla base del bisogno di trascendere quella stessa finitezza. Questo bisogno è alla base di tutte le straordinarie elaborazioni intellettuali, letterarie, filosofiche e anche religiose dell’essere umano. Tuttavia questo bisogno non dimostra che in questa dimensione trascendente esista davvero qualcosa al di là di quelle stesse elaborazioni".

L'essere umano è l'unica entità, almeno nel sistema solare, consapevole di questi elementi. L'unico capace di viaggiare con mezzi a distanze siderali, l'unico capace di comunicare a parole, di trasmettere messaggi, di creare una civiltà, di esplorare lo spazio e altri pianeti e milioni di altre cose. 

Sto rigirando quindi le considerazioni. No, come afferma giustamente Cinzia, ciò non dimostrare l'esistenza di tale dimensione trascendente ma, visti anche altri segnali (non mi riferiscono a presunti miracoli e presunte apparizioni), come si può escludere che ciò conduca verso il Trascendente?

"Non la escludo [la presenza di Dio] come non escludo la possibilità di ricominciare a credere a Babbo Natale. Nella vita può accadere di tutto, perfino di perdere il senno".

La differenza è abissale. Possiamo concludere con oggettività, viste le testimonianze tangibili, che Babbo, Natale, gli Unicorni e la Teiera di Russell sono prodotti creati dall'essere umano. La causa prima, il motore immobile dell'universo, è tutt'altra cosa. O siamo frutto del caso (sì, il famoso vuoto quantistico sarebbe casuale) o di un'entità intelligente: tertium non datur. Ci riallacciamo al discorso sul non senso dell'onere della prova, espresso in un altro articolo sul blog.

"L’esistenza umana può avere un senso soltanto se Dio non c’è". 

Invece questo senso lo trovano perfettamente sia credenti che non credenti, partendo da due prospettive diverse (non necessariamente opposte). Sarebbe disonesto intellettualmente affermare che senza Dio l'esistenza non abbia un senso. Dissento completamente anche sul contrario. 

No, il credente non è "sollevato dalla responsabilità delle proprie azioni". E non per la "paura di una punizione" o per le conseguenze nell'Aldilà, bensì perché siamo costantemente responsabili per azioni che esulano dal discorso del Trascendente. La responsabilità di prenderci cura degli altri, guidare con attenzione e disciplina, mangiare, bere, studiare, lavorare, etc, è comune a qualsiasi persona di qualsiasi estrazione.

"L'esistenza di Dio inficia la possibilità di avere un comportamento autenticamente morale. Per cominciare, una condotta virtuosa fondato soltanto sul desiderio di una ricompensa futura perde tutto il proprio valore etico". 

In totale disaccordo, come in disaccordo con il contrario, ovvero con il pensiero secondo cui senza Dio non vi sarebbe etica e morale. Per il vero credente cristiano il Vangelo e gli insegnamenti di Gesù dettano delle regole, coincidenti con altre visioni morali Gesù corrobora questi valori universali e ne definisce altri che poi diventano il faro delle civiltà future. 

L'essenza del Cristianesimo è dato dall'amare una persona proprio per l'atto di amare in sé, non perché "ne ho bisogno", ergo non per un interesse personale o una ricompensa. Il fatto che molti di questi valori (tra cui la lotta alla ricerca sfrenata del denaro, della bellezza, del potere, etc) siano accolti dai non credenti non inficia certo il messaggio religioso tantomeno implica che la condotta virtuosa sia fondato esclusivamente sulla ricompensa nell'Aldilà. Al contrario! Sarebbe agli antipodi del messaggio cristiano.

"La più lampante [contraddizione] è quella della teodicea, cioè il problema della presenza del male e della sofferenza" [Cinzia poi ritiene che il peccato originale sia una risposta sbagliata alla questione della teodicea]".

Certo, è una chiave di lettura che può essere ritenuta assolutamente errata. Non vi è una risposta univoca alla questione della Teodicea, in soldoni "il problema del male". Lasciando da parte il discorso del "peccato originale", che non è affatto una motivazione ben consolidata, Leibniz afferma che libertà assoluta e perfezione morale insieme sono incompatibili. Il filosofo tedesco ritiene che Dio ha creato le leggi del mondo prevedendo che "tutte le perfezioni riescono a massimizzarsi nei limiti imposti dalla presenza di tutte le altre". 

San Tommaso d'Aquino parla poi del problema del male come propedeutico a un bene maggiore. Kant rinuncia ad affrontare il tema della teodicea da un punto di vista razionalistico. Si arriva alla conclusione che la logica di Dio in tal senso si imperscrutabile.

 Il credente ritiene che la salvezza delle vittime del "male innocente" avvenga nell'Aldilà. L'episodio di Erode (Vangelo di Matteo), di carattere midrashico, spiega perché il Male e il Dolore non possono vincere fino in fondo. Sempre San Tommaso d'Aquino sposta la questione sul concetto di "Bene": perché ci soffermiamo solo sul Male, quando invece in questo mondo abbonda anche il "Bene"? Perché l'essere umano è l'unica entità nel "sistema solare tangibile" (copyright del sottoscritto) a riuscire a comprendere il concetto di Bene? 

Ho risposto in maniera estremamente sintetica, riportando solo alcune delle considerazioni di illustri filosofi (eh sì, filosofi credenti che hanno fatto la storia della disciplina), ribadendo tuttavia l'imperscrutabilità del Divino in tal senso. Ribadisco altresì che il credente ha fede che queste vittime innocenti abbiano giustizia nell'altra vita.

"Io sono convinta che, se si parlasse in maniera aperta, seria e approfondita con i fedeli, si scoprirebbe che sono quasi tutti atei. I preti sono i primi a non crederci, secondo me. Perché, quanto più studi e approfondisci, tanto più fatichi a credere con una convinzione profonda e intangibile".

Fermo restando la presenza di "finti credenti", persone che sono "culturalmente cristiane" o gente con i paraocchi, per quale motivo chi studia e approfondisce dovrebbe diventare ateo e faticare a credere? La fede non si basa su un concetto tangibile, ma arrivi a una conclusione frutto di conoscenze e concetti appresi. L'esistenza o l'inesistenza di Dio NON sono esperibili con il metodo-scientifico o razionale. 

Tante persone che portano avanti un lungo processo di studio e pensiero (come umilmente il sottoscritto, o tanti filosofi e scienziati di ben altro spessore) arrivano a corroborare la propria fede in Dio o a passare dall'antiteismo al teismo (o alla religione). Naturalmente può succedere anche l'opposto. Perché i sacerdoti degni di tal nome (non coloro che "corrompono" il messaggio cristiano rendendosi protagonisti di atti ignobili), hanno questa fede? Perché sono convinti dal messaggio teologico, dalle spiegazioni storiche del Cristianesimo, che ritengono la resurrezione un evento definito "plausibile" storicamente. 

Tanti insigni scienziati (pensiamo a Marco Bersanelli, uno dei più grandi astrofisici a livello mondiale) considerano le meraviglie dell'universo perfettamente combacianti con il concetto divino.

"È utile mettere in discussione le religioni, perché la fede è un ostacolo al pensiero critico, razionale, scientifico e va a detrimento dell’intera società". 

La storia dice ben altro. Avicenna e Averroè, musulmani, entrambi illustri scienziati e filosofi, hanno dato un importantissimo impulso alle scienze e al pensiero critico. Galileo, lui sì osteggiato, dalla Chiesa, rimase un fervente cattolico. Lo storico David Lindberg dimostra che i primi studi che narravano un presunto osteggiare delle scoperte scientifiche greco-romane da parte dei cristiani erano assolutamente "falsi". Lindberg ribadisce che «non c'era appena uno studioso cristiano del Medioevo che non ammettesse la sfericità [della Terra] e che non conoscesse la sua circonferenza approssimata». Affermazione condivisa anche dallo storico contemporaneo Barbero.

Hendrik Cohen spiega che «la prima scienza moderna emerse a causa della combinazione del pensiero greco e di quello biblico». Richard Jones afferma che «il Cristianesimo elevò grandemente l'importanza della scienza approvandola e religiosamente legittimandola nel periodo medievale, e che questa religione creò un contesto sociale favorevole perché la scienza potesse crescere». Rodney Stark è certo che «la teologia cristiana fu essenziale per il sorgere della scienza».

La Bibbia non è un libro scientifico. L'equivoco è dato dalla manipolazione che se ne va, spacciandolo per tale. Pensiamo ai "creazionismi americani" e a tanti che, con le loro intemerate, creano un danno al Cristianesimo, facendo sì che neo positivisti e scientisti trovino terreno fertile. 

Già in San Tommaso d'Aquino si riscontrano pensieri volti all'evoluzionismo, esperibili nelle "cause prime" e "cause seconde". Apertissimo a questa possibilità anche Sant'Agostino (ex manicheo, convertitosi al cristianesimo, a seguito dei suoi studi) che richiama le "ragioni seminali", ovvero ritenendo che Dio abbia lanciato il seme. John Zam è stato tra i primi a parlare esplicitamente di "evoluzione teistica". Francisco J. Ayala, recentemente deceduto, è considerato tra i principali evoluzionisti al mondo. Fervente cattolico anche lui, ha recentemente tenuto una conferenza dal titolo "Il dono di Darwin alla scienza e alla religione". Ayala è stato membro dell'Accademia dei Lincei e dell'American Academy of Arts and Sciences, tra le altre prestigiosissime accademie.

Le tesi di conflitto tra scienza e religione sono sorte nel periodo post-illuminista con John William Draper e Andrew Dickson White. Si rammenta l'episodio di Galileo. Lo storico della scienza Gary Ferngren sostiene che «sebbene immagini popolari di controversi continuano a esemplificare la supposta ostilità del Cristianesimo alle nuove teorie scientifiche, gli studi hanno mostrato che il Cristianesimo ha spesso coltivato e incoraggiato sforzi scientifici, mentre in altri tempi i due sono coesistiti senza tensioni o tentativi di armonizzazione. Se Galileo e Scopes vengono in mente come esempi di conflitto, essi erano l'eccezione piuttosto che la regola». Questo conflitto è oggigiorno rigettato praticamente dalla totalità di storici e scienziati, anche quelli non credenti. L'agnostico Stephen J. Gould parla ad esempio di "magisteri non sovrapponibili".

Altro esempio è dato dalla Royal Society, celebre associazione scientifica inglese fondata nel 1662, in cui pullulavano membri ecclesiastici e ferventi cristiani. Per non parlare poi delle scoperte portate avanti da illustri scienziati religiosi, molti dei quali di nazionalità italiana. Stoppani, padre della geologia italiana, fu un sacerdote nonché estensore di testi circa l'armonia tra scienze e creato. Pensiamo poi a Guglielmo Marconi o Maria Gaetana Agnesi.

Qualcuno obietta affermando che si riusciva a studiare solo se afferenti al clero e questo clero aveva potere. Allora i tanti pensieri filosofici e teologi lasciati in eredità da questi illustri scienziati sono frutto di un copione recitato. Premi Oscar ante litteram?

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